Avevamo tutti grandi desideri per il nuovo anno ma “sarà il vento”, “saranno le lanterne”.

Ci addormentavamo uno accanto all’altra sui divani di velluto rosso e ridevamo comunque, perché anche se una sola di quelle lanterne aveva preso il volo nel vento e le altre erano precipitate goffamente, sapevamo che quell’unica lucina confusa tra i fuochi d’artificio portava con sé i desideri di tutti quanti. Bastava lei, si sarebbe fatta portavoce di tutte le nostre aspettative, promesse, speranze.

Il 2020 sarebbe stato l’anno in cui avrei intrapreso un’avventura importante. Il sogno era chiaro. Il piano sembrava inattaccabile.

Alcuni lo chiamano “business plan” ma per me era un piano di vita. Volava in alto, in mezzo alle montagne. Lo vedevo allontanarsi nel buio dell’ultima notte dell’anno e immaginavo di poterlo rivedere realizzato la notte di San Lorenzo, sotto forma di pioggia di stelle cadenti. Avrei spento le candeline dei miei 30 anni pensando “ecco, ci sono riuscita”. Non sarei rientrata nei 30 under 30 di Forbes, ma sarei stata molto felice.

  • Avrei firmato il contratto con il cliente dei miei sogni.
  • Avrei trasformato Ingredienti Coraggiosi in una cosa gigante.
  • Avrei trovato la scrivania perfetta nello studio perfetto.
  • Avrei portato con me un team di persone pronte a costruire insieme.
  • Avrei insegnato in università.
  • Avrei saldato l’ultimo F24.
  • Avrei viaggiato.

Avrei fatto tante cose.

Noi freelance siamo abituati a non sapere cosa succederà ma ci piace comunque provare ad immaginarlo.

Nel lavoro, nella vita. Scriviamo le nostre promesse nero su bianco come se dovessimo scriverle per il nostro grande amore. Sposiamo le nostre idee e promettiamo loro di prendercene cura, nella buona e nella cattiva sorte. Di non abbandonarle mai, nemmeno se le cose dovessero improvvisamente mettersi male. Promettiamo di addormentarci accanto a loro anche quando il silenzio sembrerà insostenibile. Di tenerle strette al cuore e sussurrare parole d’amore quando loro vorranno solo andar via, stremate ed impaurite.

In due mesi il mondo può cambiare e non esistono piani inattaccabili. Esistono il compromesso, la resilienza, il coraggio di reinventare tutto ancora, ancora, ancora. Esiste l’ostinazione, quella buona. La forza d’animo per raccogliere le briciole delle cose andate storte e soffiarle nel vento, per poi rimettere le mani in pasta e far lievitare con pazienza ciò che è nuovo e sconosciuto. E, l’avrete imparato dopo mesi di quarantena, non sai mai se la pizza verrà come te l’aspettavi.

Poi, però, anche quando non va come volevi, esistono altre cose. Gli abbracci di cuore sotto ad una pioggia di bombe invisibili. La forza indistruttibile di chi sa chiedere aiuto quando ne ha bisogno. Esiste la consapevolezza di aver fatto abbastanza, comunque, persino quando non era possibile fare più di così. 

Ora che i sogni verranno rimandati, ora che le mancanze sembreranno spaventosi precipizi, ora che nulla sarà certo e tutto sarà nuovo, ora che i numeri franeranno sotto ai nostri piedi come meringhe sotto al passo prepotente di giganti invisibili…ora è il momento di rinnovare quelle promesse. 

Rinnovare cioè “rendere nuove”. Ora è il momento di sederci accanto ai nostri sogni, guardare il cielo insieme e dir loro “non importa quando. Ci arriveremo”.

E intanto, siamo qui.

E intanto, sono qui.

E questo non è poco.

La nostra lanterna deve essersi incastrata tra i rami secchi di qualche albero, quella notte. Ma la primavera è arrivata lo stesso e al primo vento fresco tornerà a volare e tutti i nostri desideri riprenderanno il loro viaggio.

A San Lorenzo guaderemo le stelle cadere e la riconosceremo per un istante, quanto basta per poter dire “Eccola. Quella stronza di una lanterna. Allora è vero, può ancora volare”.


Ho scritto questo pezzo quasi alla fine della prima quarantena. Ora, eccoci qui, di nuovo. Oggi avevo bisogno di rileggere queste parole. Magari, anche voi.

Vi abbraccio da qui,

Juice