La mia storia, forse,  è un po’ una voce fuori dal coro. Sono una freelance che si è ritrovata a dover scegliere per forza la libera professione. Io volevo il contratto a tempo indeterminato, la mia scrivania in ufficio e il classico 09:00 – 18:00.


Ho lottato ai limiti dell’impensabile per ottenerlo, fino ad arrivare all’esaurimento nervoso e un principio di depressione. Volevo la stabilità, lo stipendio fisso. Ne ero così ossessionata da rinunciare, per un periodo, anche alla mia vera vocazione: la comunicazione in tutte le sue forme.

Poi…poi, grazie a un colloquio telefonico ho capito che l’indeterminato non era il mio destino. Non dimenticherò mai quella frase: “sei una donna di 30 anni. Nessuna azienda vorrà mai assumerti per paura di una tua gravidanza” (tralasciamo l’assoluta mancanza di delicatezza: e se non avessi voluto figlio? Se non avessi potuto averli?!)
Quella telefonata mi ha fatto sprofondare: a cosa erano serviti tutti i miei sacrifici? Gli anni a lavorare per cifre vergognose? L’umiliazione di tornare, a 28 anni, a fare uno stage nonostante gli anni di gavetta? Lo sconcerto nel sentirsi mancare di rispetto dai colleghi? A niente. O almeno così credevo.

Un giorno qualcuno di molto importante ha aperto una piccola finestra su un mondo che avevo sempre guardato con diffidenza ma con tanta ammirazione: la libera professione. Dopo un non troppo lungo ragionamento mi son detta: “Tanto non è che io abbia alternative. Dove sono ora sono infelice e, soprattutto, senza un minimo di prospettiva se non un altro anno di precariato. O provo oppure faccio la disoccupata”.

Così ho provato. E ho finalmente capito da dove viene quella luce che hanno negli occhi i freelance.

La libera professione è avventura e impegno. Passione e ossessione. Orari impossibili e pura libertà di spirito. Quanto ci ho messo a capire che quello dei freelance era il mio mondo? Un giorno. La soddisfazione di fissare la prima consulenza mi ha fatto capire che ero esattamente dove dovevo essere. Tutto quello che avevo passato era servito per portarmi fin lì.

Essere freelance, per me, non è un lavoro ma uno “state of mind”, una vera e propria missione. Per questo cerco di raccontare tutto ciò che si cela dietro questo mondo sui miei canali social e il mio blog.

Oggi lavoro con gioia (e tantissimo impegno) come libera professionista nella comunicazione digitale: sono una personal brand specialist. Aiuto le donne intraprendenti (imprenditrici e non) a costruire e raccontare la propria identità online e il proprio business. Ah sì, sono anche una scrittrice! Ecco perché ho fatto del personal branding la mia specialità: raccontare storie è la mia vocazione.

Sì, forse non sono una di quelli che ha sempre desiderato essere una libera professionista, ma oggi dopo appena nove mesi di attività posso dire di essere una freelance orgogliosa!

Scopri il lavoro di Greta su: Instagram, e qui il blog.


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