“Lo vuoi un consiglio? Lascia perdere.


Trovati un lavoro in azienda, fidati di me. Che se poi vuoi fare un figlio puoi stare a casa in maternità. Che così hai lo stipendio fisso, la sicurezza. Ad un certo punto vorrai farti un mutuo, no? Se sei freelance mica te lo danno così facilmente. Lo dico per te! Perché mi preoccupo.”

Quante volte. A tavola con la famiglia, davanti ad una bottiglia di vino con gli amici. Dopo una partita di tennis, e al parco in primavera. Quando rispondiamo alla domanda “che lavoro fai” dicono “ma per lavoro lavoro?”

Tutti vogliono dare consigli. Tutti pensano di sapere cosa sia meglio per chi, come me, come noi, ha deciso di fare da solo.

Le cose che ci dicono non sono sbagliate. Solo che non sono giuste per noi, non sempre. Solo che quelle frasi, nei momenti difficili, cominciano a rimbombarci in testa.

Sono bassi potentissimi che ci fanno tremare la terra sotto ai piedi. Ci ritroviamo con un rave nello stomaco e la voce del dj che urla “precari, su le mani!“

Succede ogni volta che non ci pagano una fattura, ogni volta che siamo in ritardo su una consegna. Tutte le volte che dobbiamo pagare gli F24 e quando non li paghiamo e vorremmo sparire (ma è meglio rateizzare). Tutte le volte che restiamo al computer fino alle 4 del mattino, tutte le volte che sul Frecciarossa chiudiamo una presentazione con la connessione a singhiozzi e la tazzina di caffè della macchinetta che si rovescia sulla tastiera.

Quelle frasi ci rimbombano in testa e in quei momenti lì, i momenti difficili, una microscopica particella dentro di noi comincia a fare allarmismo. Piccolina, tremolante, timida e un po’ sfigata. Si fa avanti alla riunione di condominio del nostro stomaco e con la sua maledetta vocina dice “ragazzi ma…e se…se avessero ragione, gli altri?”

Allora tutte le particelle intorno cominciano a bisbigliare tra loro. Alcune indignate, altre dubbiose, la maggior parte…terrorizzate.

Se davvero avessero ragione gli altri? Dovremmo seguire i loro consigli?

Mollare tutto? Ricominciare da capo e dimenticare ciò che abbiamo fatto fino ad ora?

Quando quelle riunioni di condominio finiscono (almeno una al mese eh, non si scappa), arrivano le notti insonni. La paura di aver sbagliato, tutto quanto.

Ma tra quelle particelle, ci sono anche le particelle libere, un pochino anarchiche, che durante la notte riempiono le federe dei cuscini ed i calzini spaiati con i sogni e vanno a darle di santa ragione alle particelle schiappe che dormono sognando la busta paga a fine mese.


E va bene così, perché anche se sono in minoranza, sono più forti. Ne bastano poche per convincere tutte le altre che possono farcela. E allora quei consigli, quelli degli altri, restano solo punti di vista.


Oggi tocca a me darvi un consiglio, ed è questo: ascoltate. Ascoltate quei consigli e ringraziate sorridendo. Con gentilezza e gratitudine. Poi tornate dentro di voi per un attimo. E ascoltate voi stessi, ascoltate quelle particelle dentro di voi. Bastano cinque minuti al giorno. Un breve silenzio per sentire tutto il casino che fanno nella vostra cassa toracica, dove c’è il cuore, e nella testa. Tirano fuori attrezzi, scale. Costruiscono anche mentre dormite. Solo voi potete sentirle e capire quale sia la parte più forte. Se le voci che sentite gridano “Rialzati, combatti, sticazzi la quattordicesima” ascoltatele.
Sempre con giudizio, razionalità, prudenza e senza strafare, ma ascoltatele. Siate coraggiosi, non mollate solo perché gli altri vi dicono di farlo. Siete voi a decidere. Sempre.


E quella particella un po’ sfigata, che si aggira per il vostro sistema nervoso rotolando triste e demoralizzata…coccolatela più delle altre. Ditele ‘guarda che andrà tutto bene, e se non andrà bene poi andrà meglio.

Molliamo solo quando le particelle Rambo cadono a terra stecchite.’